Publio Morbiducci
Publio Morbiducci nasce a Roma il 28 Agosto 1889, secondogenito di Luigi, operaio metallurgico, e di Anna Maria Polizzi, impiegata in una tipografia.
A causa delle ristrettezze economiche della famiglia, nel 1900 dovette interrompere gli studi regolari per lavorare presso un carrozzaio. Continuò, tuttavia, a studiare da autodidatta e nel 1904, grazie a una breve esperienza nella bottega di un pittore specializzato nei cosiddetti arazzi (tele pubblicitarie dipinte), apprese i primi rudimenti di arte pittorica, manifestando una spiccata inclinazione artistica.
Frequenta l'Istituto di Belle Arti dove incontra Duilio Cambellotti,)(Parallelamente seguì i corsi del Museo artistico industriale, dove conobbe Duilio Cambellotti, poi ricordato come «maestro dell’animo più che della mano», che lo persuase ad abbracciare definitivamente la carriera artistica ) che egli considererà sempre il suo maestro.
Nel 1915 espone alla mostra della Secessione romana due maschere in bronzo che lo consacreranno tra gli scultori dell'epoca.
Nel 1911 venne ammesso alla Scuola d’arte della medaglia, frequentandone i corsi, grazie a una serie di borse di studio, sino al 1915. Tale esperienza si rivelò fondamentale nel suo percorso, offrendogli una conferma significativa delle proprie aspirazioni artistiche e la possibilità di un tirocinio tecnico di notevole importanza.
Si specializza nella medaglistica e nel 1923 vince il concorso per la moneta da due lire.
Nel 1924 Ugo Ojetti presenterà la sua mostra di medaglie all'American Numismatic Society di New York.
Nel 1931 si aggiudicò, su segnalazione di Mussolini (che ritenne il suo bozzetto il più idoneo a esprimere il carattere «popolare» del bersagliere) il concorso per il Monumento al bersagliere di Roma, a cui lavorò sino al 1932.
Tra il 1930 e il 1940 si afferma come uno dei maggiori artisti del regime e sarà protagonista nella mostra del Decennale della Rivoluzione fascista.
Nel 1937 fu nominato membro dell’Accademia di S. Luca. Nel 1939 si sposò con Nicoletta Olga De Marchis, da cui ebbe la sua unica figlia, Anna Maria (1940). Risalgono a questi anni le ultime opere monumentali, realizzate nel quartiere dell’EUR: nel 1939 gli venne commissionato il grande fregio marmoreo per palazzo degli Uffici e, nel 1940, uno dei gruppi dei Dioscuri per il palazzo della Civiltà italiana, la cui esecuzione fu sospesa per la guerra (l’artista portò a compimento le statue, semidistrutte dai bombardamenti, solo nel 1956).
Morì a Roma il 31 Marzo del 1963.
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